L’Italia ha espresso un’ambizione navale significativa che potrebbe segnare una svolta nel suo status militare entro il 2040: dotarsi di una portaerei a propulsione nucleare, collocando Roma tra le poche nazioni capaci di padroneggiare questa tecnologia complessa. Attualmente, solo gli Stati Uniti e la Francia dispongono di portaerei nucleari operative, simboli di capacità di proiezione di potenza globale. Seguendo questi esempi, l’Italia intende compiere un salto strategico importante inserendo questa opzione nei piani di modernizzazione della sua flotta.
Le portaerei a propulsione nucleare rappresentano l’apice della supremazia marittima: dotate di autonomia praticamente illimitata, consentono una presenza prolungata in mare senza necessità di rifornimento, supportando al contempo una potente aviazione imbarcata. Questa capacità strategica offre al paese proprietario un forte strumento di deterrenza e di influenza diplomatica nelle zone di interesse geopolitico, dal Mediterraneo all’Indo-Pacifico. Per l’Italia, si tratterebbe di un avanzamento senza precedenti, rafforzando il suo ruolo all’interno della NATO e nella politica di sicurezza europea.
L’iniziativa nasce dalle decisioni strategiche della Marina Militare italiana, che ha avviato nel 2025 studi di fattibilità per un progetto denominato Portaerei di Nuova Generazione. Destinato a succedere alle attuali portaerei convenzionali, come Cavour e Trieste, questa futura unità punterebbe a combinare propulsione nucleare, sistemi avanzati di lancio aeromobili (EMALS) e l’integrazione di velivoli pilotati e senza pilota.
Tale progetto è inserito in un piano di ammodernamento della flotta a lungo termine, esteso fino al 2040, e riflette la volontà di anticipare le sfide future della difesa navale. Con l’evolversi delle tensioni strategiche globali, specialmente nei teatri dell’Europa orientale e dell’Indo-Pacifico, possedere una portaerei nucleare offrirebbe all’Italia una capacità di intervento e proiezione significativa. Un’unità di questo tipo potrebbe inoltre essere un elemento di cooperazione con gli alleati, in operazioni multinazionali o missioni di mantenimento della pace.
Tuttavia, le sfide tecniche, industriali e finanziarie sono considerevoli. La progettazione, costruzione e manutenzione di una portaerei nucleare richiedono infrastrutture specializzate, competenze altamente specializzate e investimenti di vasta portata. In questo senso, l’esperienza della Francia con il progetto Porte-Avions de Nouvelle Génération (PA-NG), volto a sostituire la Charles de Gaulle entro il 2038, rappresenta un utile riferimento europeo.
Oltre alla propulsione, sorgono questioni sul tipo di aviazione imbarcata: sarà necessario adottare jet navali di sesta generazione, continuare con gli F-35B o considerare una variante navale del Global Combat Air Programme (GCAP)? Tali scelte tecnologiche influenzeranno direttamente la dottrina operativa e i costi complessivi.
Da un punto di vista geopolitico, allinearsi tecnologicamente con Francia e Stati Uniti rafforzerebbe la posizione italiana nelle grandi coalizioni, pur potendo sollevare dibattiti interni sull’orientamento delle spese militari. Tuttavia, questa ambizione rimane un chiaro esempio della determinazione di Roma di giocare un ruolo di primo piano nella scena navale mondiale nel prossimo secolo.