L’Unione europea si appresta a compiere un passo strategico fondamentale per garantire la sicurezza delle proprie catene di approvvigionamento industriale. Italia, Francia e Germania sono state designate per guidare un piano europeo di costituzione di riserve di materie prime critiche, in un contesto segnato dall’aumento delle tensioni geopolitiche, dalla crescente competizione internazionale e dall’accelerazione della transizione energetica. Queste materie prime, come litio, cobalto, terre rare, nichel o grafite, sono indispensabili per la produzione di batterie, turbine eoliche e semiconduttori, ma anche per l’industria della difesa e per le tecnologie avanzate.
L’iniziativa si inserisce nel solco del Critical Raw Materials Act, con cui la Commissione europea mira a ridurre la dipendenza dell’UE da fornitori esterni, in particolare dalla Cina, che detiene una posizione dominante in diversi segmenti della raffinazione e della trasformazione. Il ruolo affidato a Roma, Berlino e Parigi si basa su una ripartizione funzionale delle competenze: la Francia dovrebbe occuparsi principalmente degli strumenti finanziari e della strutturazione del sostegno economico, la Germania della sicurezza degli approvvigionamenti tramite contratti di lungo periodo, mentre l’Italia è chiamata a svolgere un ruolo centrale nello stoccaggio fisico e nella logistica, facendo leva sulle proprie infrastrutture portuali e industriali, strategicamente collocate tra l’Europa e il Mediterraneo.
Oltre alla dimensione economica, il progetto presenta una forte rilevanza strategica. Le materie prime critiche sono ormai considerate un fattore chiave della sicurezza europea, poiché la loro disponibilità condiziona la capacità dell’UE di produrre equipaggiamenti militari, sostenere la propria base industriale della difesa e preservare l’autonomia tecnologica. La creazione di riserve comuni consentirebbe all’Unione di rafforzare la propria resilienza di fronte ad interruzioni dell’approvvigionamento, shock geopolitici o restrizioni all’export utilizzate come leve di pressione politica da parte di alcuni Paesi produttori.
Questa gestione tripartita riflette anche una nuova dinamica all’interno dell’UE. Coinvolgendo le tre principali potenze industriali europee, Bruxelles punta a rafforzare la credibilità e l’efficacia della sua strategia di sovranità economica. Per l’Italia, questa partecipazione rappresenta un riconoscimento del suo ruolo crescente nelle politiche industriali ed energetiche europee; per Francia e Germania, conferma la volontà di costruire una risposta collettiva alla frammentazione del mercato globale delle risorse. Nel lungo periodo, il piano potrebbe costituire un precedente importante, aprendo la strada a una gestione più integrata e strategica delle risorse essenziali per il futuro industriale e di sicurezza dell’Europa.